Per le vie del borgo: Popoli (PE)

Per le vie del borgo: Popoli (PE)

Il borgo di Popoli (PE) è situato appena oltre le gole dalle quali prende il nome, tra le province di Pescara e L’Aquila. Oggi è conosciuto soprattutto come stazione termale.

Sull’abitato insistono i ruderi del Castello Medievale che risale all’anno mille.

Taverna Ducale Popoli Eccellenze d'abruzzoIl borgo conserva molte testimonianze del suo glorioso passato, prima tra tutte la trecentesca Taverna Ducale, uno degli edifici civili medievali più interessanti di tutto l’Abruzzo, con la facciata ornata da bassorilievi e stemmi. L’edificio è sede del “Museo Antiquarium” con reperti lapidei di epoca romana e medievale rinvenuti nell’area.

Di notevole interesse artistico è il cortile del quattrocentesco Palazzo Cantelmo dal pregevole portale bugnato.

Tra i monumenti religiosi sono da segnalare la Chiesa di San Francesco presso il Palazzo della Libertà e la Chiesa della SS. Trinità.

Altro luogo d’interesse è il Museo della Tecnica “Corradino D’Ascanio” dedicato al mitico inventore dell’elicottero e progettista della Vespa Piaggio a cui Popoli diede i natali.

Anche dal punto di vista naturalistico, il borgo riserva delle sorprese. Nella suggestiva Riserva Naturale regionale Sorgenti del Pescara a “Capo Pescara”, attraverso dei percorsi natura, si può arrivare fino alle sorgenti del fiume.

Luogo particolarissimo è il “Centro Visita del Lupo”, dove sarà possibile osservare gli animali del Parco, con visite guidate per conoscere dal vivo il mondo delle prede e dei predatori.

Tra gli eventi principali di Popoli ci sono la “Cronoscalata delle Svolte”, la gara automobilistica dei primi di agosto, la “Sagra del Gambero e della Trota” che si svolge il 15 Agosto e l’antichissima “Fiera dell’Immacolata” dell’8 Dicembre.

Come accennato prima, il paese è soprattutto noto come centro termale. In un ambiente di grande interesse naturalistico e culturale, sulla scia della più nota Caramanico, Popoli ha saputo reinventarsi tramite il turismo benessere, investendo risorse nei più moderni trattamenti grazie alle acque curative della Fonte De Contra con alto tasso solfidrometrico, adatto alla cura di patologie respiratorie, di natura ginecologica, dell’apparato digerente e del sistema vascolare.

Come arrivare a Popoli:

Da Nord e da Sud: dall’autostrada Adriatica A14 (da nord in direzione di Ancona; da sud in direzione Pescara), seguire la direzione Roma, prendere l’autostrada A 25, uscire a Bussi/Popoli, seguire le indicazioni per Popoli percorrendo la SS 5 Tiburtina.

Da Pescara: Prendere la SS 16 in direzione Chieti, continuare sull’autostrada A 25, uscire a Bussi/Popoli, seguire le indicazioni per Popoli percorrendo la SS 5 Tiburtina.

 

Per le vie del borgo: Tocco da Casauria (PE)

Per le vie del borgo: Tocco da Casauria (PE)

Castello Caracciolo Tocco da Casauria Abruzzo

Castello Caracciolo

Il borgo di Tocco da Casauria sorge ad est del fiume Pescara, sulla sommità di un colle posto ai piedi del Morrone e  immerso nella splendida cornice della Majella che domina il panorama.
Il paese vanta origini che risalgono alla fine del XII secolo e si raccoglie compatto tra la Chiesa di Sant’Eustachio ed il Castello Caracciolo. Con la sua imponente mole e le quattro possenti torri quadrate agli angoli, il castello domina il centro del borgo, arricchito anche da numerosi edifici civili e religiosi di grande valore storico ed artistico, tra cui diverse dimore aristocratiche.
Procedendo per il borgo, si possono ammirare gli eleganti portali della Chiesa di San Domenico e della Chiesa rurale della Madonna delle Grazie.

Gli scenari naturali intorno a Tocco da Casauria sono molto suggestivi, basti pensare alla Riserva del Monte Rotondo ai cui margini sorge il Convento dell’Osservanza che rappresenta una tappa obbligata del nostro viaggio: da visitare sono il chiostro affrescato, la biblioteca ricca di antichi codici ed incunaboli, nonché l’annessa Chiesa della Madonna del Paradiso con i suoi preziosi arredi lignei.

Palazzo Toro Tocco da Casauria

Credit foto: http://shots.gianlucascerni.it

Nel tessuto urbano, emerge ancora il Palazzo Toro sede dell’antica distilleria del famosissimo Centerba, il liquore d’Abruzzo famoso in tutto il mondo.

Una caratteristica che rende unico Tocco da Casauria è la costante presenza del vento. Ogni giorno, infatti, una particolare corrente d’aria si forma trai passi dei Tremonti e della Montagna Tagliata e si incanala nel paese.
In questo caso, l’uomo ha saputo sfruttare intelligentemente ciò che apparentemente poteva sembrare un handicap, capendo la portata di ciò che in realtà era un dono della natura da trasformare in risorsa: la costituzione del Parco Eolico ha dato modo di sfruttare l’energia del vento, senza mortificare o violentare il territorio. In fase di progettazione, l’impatto ambientale è stato curato in modo particolare e sono stati ricostituiti  gli uliveti preesistenti nella zona. L’impianto, pertanto, è perfettamente integrato nel territorio.

La particolare esposizione alle correnti, ha reso Tocco da Casauria una delle mete privilegiate dai coraggiosi amanti del parapendio.

Come arrivare a Tocco da Casauria:

Da Nord e da Sud: Autostrada Adriatica A14 (da nord in direzione di Ancona; da sud in direzione Pescara), seguire la direzione Roma, prendere l’autostrada A 25, uscire a Torre De’ Passeri/Casauria, svoltare sulla SP 56 in direzione di Tocco da Casauria.

Da Pescara:Prendere la SS 16 in direzione Chieti, continuare in direzione dell’autostrada A 25, uscire a Torre De’ Passeri/Casauria, svoltare sulla SP 56 in direzione di Tocco da Casauria.

Per le vie del Borgo: Abbateggio (PE)

Per le vie del Borgo: Abbateggio (PE)

Situato in prossimità del torrente Lavino, Abbateggio è un piccolissimo borgo in provincia di Pescara che deve gran parte della sua bellezza ad un paesaggio circostante ricco di querce e faggete. Se volete entrare nel cuore della Majella, è da qui che bisognerà partire.

Come molti altri luoghi di questo territorio, Abbateggio anticamente era un possedimento dell’Abbazia di San Clemente a Casauria; dopo alterni passaggi, nel cinquecento divenne degli Asburgo, poi della famiglia Farnese, fino a passare definitivamente sotto i Borboni. Una strenua resistenza dei briganti e degli abitanti alle truppe francesi, ha caratterizzato dolorosamente le cronache locali della nascita dell’Unità d’Italia.

Il centro storico è formato da un succedersi di case interamente in pietra, divise da strade strette e ripide che si snodano su uno sperone di roccia che domina la valle sottostante; la vista regala degli squarci di un panorama mozzafiato. Tra i luoghi di interesse storico, si possono ammirare la Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo ed il Palazzo Simone.

Appena fuori dal centro, su un colle roccioso, troviamo il Santuario della Madonna dell’Elcina che sorge sul luogo in cui nel ‘400 vi fu la miracolosa apparizione a due pastorelli muti della Vergine Maria su un albero di elce (il leccio).

Ogni anno, la sera precedente alla festa della Madonna dell’Elcina (che viene celebrata l’8 Settembre), sul sagrato della Chiesa di San Lorenzo si tiene ancora l’antichissimo rituale della cosiddetta “stanga”: ai migliori offerenti verrà conferito l’onore di portare a spalla la statua della Madonna durante la processione del giorno successivo.

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Credit foto: www-comune-abbateggio-pe-it

Nei dintorni, in località Macchia di Abbateggio, si trovano le tipiche capanne di pietra a secco, usuali ricoveri dei pastori e dei contadini della Majella. Se poi vorrete davvero restare muti di fronte ad uno spettacolo naturalistico di una bellezza senza uguali, in località Cusano potrete scoprire l’omonima Cascata (Cascata di Cusano): non sarà facile arrivarci, il percorso non presenta sentieri segnalati ed è adatto se si ha già un po’ di esperienza di escursionismo. Per concludere l’attraversamento del fiume bisognerà camminare su rocce scivolose, ma gli scenari incantevoli, la vegetazione ed i giochi di luce che si creano tra le rocce ripagheranno completamente e daranno un senso alla fatica.

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Credit Foto: www.stradadeiparchi.

Tra le manifestazioni più importanti del luogo, la più prestigiosa è il Premio Nazionale di Letteratura Naturalistica “Parco Majella, una competizione letteraria alla quale possono partecipare scrittori professionisti e dilettanti, giornalisti, poeti italiani e stranieri. Numerosi sono gli autori famosi premiati ad Abbateggio e la kermesse è diventata un appuntamento imperdibile e di rilievo nel panorama degli eventi culturali estivi nazionali.Abbateggio Premio-nazionale-di-letteratura-naturalistica

Nel mese di agosto, in occasione della festa di San Lorenzo (patrono del paese) viene celebrata la Festa del Farro, dove il nobile ed antico cereale diventa protagonista di una sagra speciale, anche grazie alla sua riscoperta ed alla coltivazione affidata ai piccoli produttori locali. Tra i prodotti che si potranno gustare, vi è il Farrozzo, una versione del celebre Parrozzo Abruzzese realizzata con l’impiego della farina di farro.

Sempre in estate, le aziende agricole organizzano le tipiche rievocazioni della mietitura: la raccolta del farro viene fatta manualmente, accompagnata da antichi canti. Dopo le fatiche del lavoro, ci si riposa e ci si premia con la degustazione dei dolci e dei piatti tipici che venivano preparati un tempo per l’occasione.

Un luogo tutto da scoprire, ricco di tradizioni conservate e pieno di un fascino unico e sorprendente.

 

COME ARRIVARE AD ABBATEGGIO:

Da Nord e da Sud: Autostrada Adriatica A14 (da nord in direzione Ancona; da sud in direzione Pescara), seguire la direzione Roma, prendere l’autostrada A 25, uscire a Scafa/Alanno, seguire la direzione Scafa/Caramanico/Roccamorice, svoltare in direzione della SS 5 Tiburtina, proseguire per Scafa e continuare seguendo indicazioni per Abbateggio.

Da Pescara: Autostrada A 25 per Roma, uscire a Scafa/Alanno e seguire le indicazioni per il Parco Nazionale della Majella e Caramanico, poi per Abbateggio.

 

Il Volto Santo di Manoppello: la Sindone d’Abruzzo

Il Volto Santo di Manoppello: la Sindone d’Abruzzo

Il “Volto Santo” è una reliquia conservata nell’omonimo santuario dell’ordine conventuale dei Cappuccini nel paese di Manoppello, in provincia di Pescara. Gran parte del mondo cristiano lo considera e lo venera come l’autentico velo con il quale la Veronica coprì il volto di Gesù appena deposto dalla croce.

Volto Santo Manoppello AbruzzoL’immagine è un sottile telo di bisso (quasi una diapositiva) che misura cm. 17×24 e sul quale sono impresse delle macchie di sangue ed un volto maschile con barba e lunghi capelli divisi in bande, occhi aperti e bocca semiaperta. E’ custodito in un’antica cornice e coperta da vetro.

La caratteristica che lo rende unico è che è possibile rilevare l’immagine da entrambi i lati del telo.

Tutti i tratti somatici sono irregolari: le labbra sono di colore rossastro, una guancia è più gonfia dell’altra, gli occhi guardano verso l’alto mostrando bene il bianco del globo oculare, le pupille sono completamente aperte, sopra la fronte c’è un ciuffo di capelli più corto.

Innumerevoli studi scientifici ed osservazioni a raggi ultravioletti ed al microscopio hanno dimostrato che non sono presenti tracce di pigmenti o di pitture. L’immagine sarebbe, pertanto, di natura definita “acherotipa”, ossia non realizzata dall’intervento dell’uomo.

Secondo i grandi studiosi della reliquia (i tedeschi suor Blandine Paschalis Schloemann, monaca trappista ed il Prof. Heinrich Pfeiffer, gesuita e docente di Iconologia e Storia dell’Arte Cristiana presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma) questa  “icona” del volto di Cristo coin­cide perfettamente, anche nei minimi particolari, con il volto della Sindone. Rispetto a quest’ultima, però, l’immagine di Manoppello appare molto più nitida e colorata e le ferite del volto riprodotte sembrerebbero riferite ad un momento successivo a quelle della Sindone, poiché sono in fase di rimarginazione.

Secondo Padre Pfeiffer è questa l’autentica “Veronica” che un tempo era ve­nerata a Roma in una cappella della basilica di San Pietro situata dove ora si trova “La Pietà” di Michelangelo. Veronica non è la donna che nella sesta stazione della Via Crucis avrebbe asciugato con un panno il volto di Cristo, ma è quel panno stesso, quel velo sul quale sarebbe rimasta impressa la “vera ikona” (da cui “veronica”) del Signore.

La tesi di Padre Pfeiffer è che il cosiddetto mandi­lion (il telo con cui Gesù si sarebbe de­terso il volto lasciandovi impressa mi­racolosamente la propria immagine, secondo i Vangeli Apocrifi poi donato a re Abgar), sarebbe il sudario di Cristo. Dalla Cappadocia, il sudario o Santo Volto sarebbe stato trasportato prima a Co­stantinopoli e poi a Roma. Da Roma arrivò infine a Manoppello, dove fu venduto per ricavarne il prezzo del riscatto di un soldato prigioniero e arrivò nelle mani dei cappuccini.

Invece quello che si credeva fosse il mandilion di Edessa sarebbe la vera Sindone che, trasportata a Co­stantinopoli, ne sparì per riapparire molto più tardi a Lirey e finire a Torino.

 

Che la “Veronica” si trovasse a Roma è fatto certo: i fedeli vi si recavano in pellegrinaggio soprattutto per contemplare quel Volto, esposto anche nel Giubileo del 1475 terminato nel 1479. La reliquia sparì agli inizi del 1600 quando la cappella fu distrutta, esattamente nel periodo in cui apparve a Manoppello.

Padre Pfeiffer sostiene che il volto della Sindone e quello impresso sulla Veronica siano gli stessi rilevati su tutte le diverse iconografie giunte ai giorni nostri: tra dipinti, affreschi, formelle e monete antiche, è sempre lo stesso volto che appare e con i medesimi tratti e caratteristiche, anche su quelli realizzati da prima che venisse ritrovata la Sindone stessa. Da qui, la certezza che quello impresso sul velo di Manoppello, fosse universalmente riconosciuta come il vero volto di Cristo.

Tutte queste immagini presentano infatti un volto allungato ed un po’ rotondo, la barba bipartita, i capelli ondulati e paralleli, un piccolo ciuffo di capelli che scende dall’attaccatura sulla fronte ed una specie di acconciatura alta che appare soltanto nella sovrapposizione del Volto di Manoppello sulla Sindone.Que­sta operazione è stata effettuata nel 1978 in grandezza naturale, mediante fotografie e con metodo scientifico da suor Blandine Paschalis Schloemann, con il risultato di una coin­cidenza sorprendente.

 

La tesi dei due religiosi tedeschi è molto contestata da altri sindonologi, ma supportata da molti documenti, da studi e da un interesse straordinari.

 

Purtroppo, la storia del Volto Santo di Manoppello, è molto più conosciuta all’estero che in Italia o nell’Abruzzo stesso: prova ne è il fatto che i maggiori studiosi dell’icona siano stranieri. La speranza è che su questa misteriosa ed affascinante reliquia, oggetto di una straordinaria devozione da parte dei fedeli, vengano accesi i giusti riflettori.

 

Certo, qualsiasi tipo di indagine arriva inevitabilmente a quel bivio in cui bisogna scegliere tra ragione e fede: ma il credente si è già affidato nel momento in cui si reca a Manoppello per guardare il vero Volto di Gesù nel momento in cui sta risorgendo alla vita.

 

In questo Anno Giubilare è previsto dal 3 al 14 Maggio 2016 un percorso spirituale denominato “Il Cammino del Volto Santo”. Partendo da Piazza San Pietro, si arriverà a Manoppello ripercorrendo il tragitto che il pellegrino attraversò per salvare l’icona.