Sette sorelle per sette spiagge

Sette sorelle per sette spiagge

Le Sette Sorelle. Sette sono le gemme che brillano lungo la costa Adriatica in provincia di Teramo. Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Lido, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto e Silvi Marina: le Sette Sorelle d’Abruzzo.

Quattro di queste sono unite dal Corridoio Verde Adriatico, che congiunge una pista ciclabile principalmente tra Alba Adriatica e Tortoreto ma che si prolunga a sud verso Giulianova e a nord verso Martinsicuro, e che permette di attraversare la costa senza fermarsi ammirando le bellezze di ogni città.

L’ordine di “apparizione” delle sette sorelle è dettato dall’ubicazione delle stesse che va da nord a sud. Per prima Martinsicuro, che apre le porte all’Abruzzo essendo proprio al confine con le Marche. La cittadina è una moderna stazione balneare e si trova sul litorale marino là dove la Val Vibrata si confonde nella pianura. Qui si intrecciavano le vie romane Salaria e Traiana, e vi sorgevano i centri romani di Truentum e Castrum Truentinum.

Sulla strada statale, è possibile visitare il Museo delle Armi Antiche, che si trova all’interno di una residenza aristocratica.

Proprio accanto, verso sud, troviamo Alba Adriatica. Giovane, la più giovane per età. Nata dalla separazione da Tortoreto Stazione nel 1956, è soprannominata e soprattutto conosciuta come la Spiaggia d’Argento,  per la sua sabbia che appare argentea alla luce del sole.  La città si è sviluppata soprattutto dal punto di vista turistico, con i suoi stabilimenti balneari, i suoi locali di intrattenimento, le feste, le manifestazioni. E’ attraversata da un lungomare molto apprezzato e da tre  pinete, sotto le quali è possibile rilassarsi e prendere un po’ di frescura.

Sempre andando verso sud si può ammirare Tortoreto. L’elegante cittadina, oltre ad avere un litorale particolarmente curato, si fregia di un bellissimo borgo medievale che si trova in alto e dal quale è possibile ammirare il panorama costiero. Tortoreto Alto è sede della rievocazione storica del Palio del Barone, manifestazione che si riallaccia ad antiche tradizioni del XIII secolo.

Il fiume Salinello delimita il confine con Giulianova, altra località molto rinomata per la sua spiaggia. Cittadina sempre all’avanguardia, lo dimostra il fatto che, nel  1873 qui nacque uno dei primi stabilimenti balneari.  Come Tortoreto, anche Giulianova si compone della parte litoranea e quella alta di Giulianova Paese un po’ più antica. Le sue origini risalgono al III sec. A.C. ed era denominata dai romani Castrum Novum. Dopo il compimento dell’unità nazionale Giulianova fu la prima città dello scomparso Regno delle Due Sicilie ad essere visitata il 15 ottobre 1860 dal re Vittorio Emanuele II, per onorare l’amicizia che lo legava agli Acquaviva.

A pochi km di distanza, sempre andando verso sud, si trova Roseto degli Abruzzi. Splendido territorio il cui nucleo originario medievale è il borgo antico di  Montepagano, sopra il colle che domina la costa, e che è conosciuto per l’estesa coltivazione di piante, tra cui le rose, da cui derivò il nome “Rosburgo” (Città delle Rose).

Nel comune sono presenti strutture di vario tipo, specializzate soprattutto nel settore turistico: alberghi, camping, stabilimenti balneari che si sono sviluppati già dall’inizio del Novecento. Infatti, l’industria turistica rappresenta la principale risorsa economica di Roseto.

Ci spostiamo poi a Pineto, la sesta sorella, il cui colore predominante è il verde dei suoi pini. Pineto infatti  deve il suo nome alla rigogliosa pineta presente sul litorale proprio  a ridosso del mare, che fu  fatta piantare da una illustre famiglia agli inizi del Novecento: la famiglia Filiani. Conosciuta per  le sue spiagge ed il suo mare, deve parte della sua fama anche alla Torre di Cerrano, prestigioso fortilizio edificato nel Cinquecento dal fascino indiscutibile.

Settima sorella (o prima se partiamo da sud), Silvi Marina, soprannominata la “Perla dell’Adriatico”, per la sua singolarità che la caratterizza dalle altre località situate sulla costa Adriatica.

La spiaggia di Silvi è tra le più blasonate dell’intera regione Abruzzo. Il mare è tra i più belli che abbia la costa teramana e lo stupefacente lungomare offre ai turisti una serie di  intrattenimenti estivi da non perdere. Anche Silvi può vantare la sua parte più antica nel borgo medievale di Silvi Paese posto su di un’altura a picco sul mare.

Con il suo splendido mare, le sue spiagge dorate e le sue sette sorelle il litorale teramano si conferma per il turismo balneare una delle mete più ambite e visitate d’Abruzzo.

Le sette sorelle sulla mappa

Chiesa di Santa Maria Assunta di Atri

Chiesa di Santa Maria Assunta di Atri

La basilica di Santa Maria Assunta di Atri è la concattedrale della diocesi di Teramo-Atri e il duomo di Atri,  città d’arte dell’Abruzzo, è situtata a pochi chilometri da Pescara e Teramo,

La Chiesa è uno dei monumenti-simbolo dell’Abruzzo, difatti nel 1899, la cattedrale di Atri fu dichiarata monumento nazionale.

La chiesa di Santa Maria Assunta è caratterizzata da diverse fasi costruttive. L’edificio, che nella configurazione odierna risale al XIII – XIV secolo, fu costruito su una chiesa preesistente.



Il portale è opera dello scultore Rainaldo d’Atri. Sopra l’ampio rosone, composto vi è una nicchia contenente una statua in marmo della Madonna con Bambino in trono della fine del Duecento.

Sul lato meridionale della chiesa sono vi sono tre portali che presentano, elementi decorativi di ispirazione romanica e elementi gotici.

Il campanile posto sul fianco settentrionale, risale al 1502 e culmina con una piramide ornata da tasselli in vetro e maiolica.

Il chiostro della chiesa di S. Maria Assunta di Atri è per tre lati costituito da due piani con loggiato realizzati in epoche diverse. Dal chiostro si accede ad una grande cisterna quadrata, della prima metà del III secolo a.C., trasformata nel medioevo in cripta della chiesa e decorata da dipinti del Trecento e del Quattrocento.

La chiesa, internamente, è composta da tre navate coperte con capriate di legno a vista e l’abside con volte a crociera. Lungo le navate dei pilastri le dividono.

S. Maria Assunta di Atri

Nel presbiterio tramite una lastra trasparente è visibile il pavimento a mosaico delle terme romane che si trovavano nel sito oggi occupato dalla chiesa.

Sono di notevole pregio la decorazione del coro, realizzata da Andrea Delitio tra il 1470 ed il 1480 e, lungo le pareti, gli affreschi che  raffigurano le storie di S. Gioacchino e S. Anna e gli episodi della vita di Maria; nella volta a crociera vi sono dipinti gli Evangelisti e i Dottori della chiesa, seguiti da figure femminili, personificazioni delle Virtù, e da tondi contenenti ritratti di personaggi, in posa frontale o di profilo.S. Maria Assunta di Atri

Altri affreschi che raffigurano Santi e martiri sono dipinti sui pilastri delle navate e risalgono al XV secolo.

S. Maria Assunta di Atri

Un’altra scena particolarmente interessante nella chiesa di Santa Maria Assunta di Atri è quella che riproduce il cosiddetto “Incontro dei Tre Vivi e dei Tre Morti“. Essa raffigura  il macabro incontro che tre giovani nobili, seguiti da paggi e cavalli, fanno con tre scheletri usciti dalle tombe.  Il tema, molto diffuso in età medievale, è un monito alla vanità e alla precarietà delle cose del mondo.

Credit foto: Regione Abruzzo (www.regione.abruzzo.it) Trubiani B. (a cura di) Guida di Atri, Edizioni Menabò, Ortona 2003 Atri, Cattedrale di S. Maria Assunta, Incontro dei tre vivi e dei tre morti

Credit foto: Regione Abruzzo (www.regione.abruzzo.it) Trubiani B. (a cura di) Guida di Atri, Edizioni Menabò, Ortona 2003
Atri, Cattedrale di S. Maria Assunta, Incontro dei tre vivi e dei tre morti

La chiesa contiene anche molte opere scultoree e un elegante battistero realizzato e firmato nel 1503 da Paolo de Garviis, al cui interno è custodita una vaschetta in marmo, utilizzata come fonte battesimale. La vaschetta è contornata da quattro leoncini che risalgono il bordo del bacile per abbeverarsi all’acqua battesimale, una rappresentazione insolita e di effetto.

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 Come arrivare alla Chiesa di Santa Maria Assunta di Atri


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Tutti a Teramo per la festa del 1 Maggio

Tutti a Teramo per la festa del 1 Maggio

Il 1 Maggio è la festa dei lavoratori.

Da sempre questa ricorrenza in Italia ha una valenza connessa a stringenti temi sociali, legati ai diritti ed alla loro tutela. Giornata importante, quindi e di profonda riflessione.

Ma soprattutto a Teramo il 1° Maggio è festa.

E’ sempre festa in questo giorno, è colore, è divertimento, è allegria, è anche operosità silenziosa, è una giorno di fatica tutta particolare, ricompensata e premiata da un pranzo ancor più particolare.

Il 1 Maggio, Teramo mostra tutto il meglio di sé: la sua vocazione all’accoglienza, la sua tenacia, le sue bellezze storiche, la sua cucina superlativa ed insuperabile.

MARATONINA TERAMO

La “Maratonina Pretuziana” è una manifestazione sportiva molto particolare ed unica nel suo genere.

Giunta alla sua trentottesima edizione, è l’appuntamento organizzato dal Gruppo Podisti Amatori Teramo che ogni anno accoglie migliaia di atleti (professionisti e non) che arrivano da ogni parte d’Italia per gareggiare su un percorso che attraversa il bellissimo centro storico cittadino, nel cuore della vecchia Interamnia.

maratonina bambini

Ma la “Maratonina Pretuziana” non può essere ridotta a semplice competizione, perché accanto alle gare per le diverse categorie agonistiche, c’è tutta un’altra serie di corse riservate a bambini, ragazzi, uomini e donne di ogni età.

E’ quindi una giornata di colore dedicata allo sport, alla sua parte più nobile, all’essere tutti in strada a gustarsi la festa, ad incitare i partecipanti ed ognuno a tifare per gli amici ed i famigliari, ma anche ad annusare l’aria….

Si… avete capito bene, perché c’è un profumino tutto particolare che si sentirà quel giorno…. e soltanto quel giorno…..

Se la mattinata all’aperto scorre in questo modo, dentro le case si sta svolgendo tutto un altro genere di gara che si gioca in un campionato diverso e di ben altra categoria….

VIRTU ALE

Si stanno componendo “LE VIRTU”, quello straordinario capolavoro di eccellenza teramana, quel miracolo di gusto, quella stranissima fusione di sapori perfettamente armonizzati tra di loro in un equilibrio che può definirsi quasi miracoloso, orchestrato da mani sapienti, guidato dal ricordo ancestrale di quel sapore unico che ogni teramano conosce perché ce l’ha nel DNA.

Come altre parti d’Abruzzo, la città di Teramo al momento è un po’ ferita, ma sempre orgogliosa di mostrarsi e generosa nell’accogliere chi vorrà recarsi a far festa il 1 Maggio da lei.

Perché da sempre, Teramo è città ricca di ECCELLENZE, è città APERTA AL MONDO, è città DI VIRTU’.


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Il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata

Il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata

Ai piedi del versante teramano del “Gigante che dorme”, nel comune di Isola del Gran Sasso d’Italia, sorge uno dei Santuari più visitati d’Italia.

Per gli Abruzzesi tutti, il nome del Santo è andato ad identificare il posto: non ci si reca in quel comune per visitare la chiesa, semplicemente…. “si va a San Gabriele”.

Prova di tale radicalità del culto sul territorio è l’indicazione autostradale sulla A24 che, come scriveva il compianto P. Pierino D’Eugenio, ha fatto in modo di creare un casello “personalizzato” con il suo nome.

San Gabriele001San Gabriele dell’Addolorata, al secolo Francesco Possenti, nasce ad Assisi nel 1838 e riceve il primo sacramento alla stessa fonte battesimale di San Francesco. Figlio di famiglia agiata, trascorre la sua vita a Spoleto. E’ un giovane allegro e spensierato, amante delle feste, del ballo, di personalità affascinante, trascorre la sua vita come tutti i ragazzi della sua età.

Nel 1856, durante una processione dedicata alla Madonna, accade però qualcosa.

Il giovane Francesco si sente proprio chiamato per nome da una voce che gli dice: Francesco che stai a fare nel mondo? Tu non sei fatto per il mondo. Segui la tua vocazione”.

E’ la svolta radicale. La conversione alla santità.

Ed il giovane lascia tutto ed entra nella congregazione dei Padri Passionisti, una di quelle con i codici più rigidi, cambia il suo nome in “Gabriele dell’Addolorata” ed inizia il suo noviziato.

Nel 1859 arriva presso il convento ad Isola del Gran Sasso per proseguire gli studi di teologia e prepararsi al sacerdozio. La sua felicità è totale. Nelle lettere che scrive ai famigliari di non si stanca mai di ripetere “La mia vita è una continua gioia…La contentezza che io provo è quasi indicibile… Non cambierei un quarto d’ora di questa vita…”

Ma la salute non lo assisterà. Ben presto si ammala gravemente di tubercolosi e per lui non c’è niente da fare. Muore il 27 Febbraio del 1862 ad appena ventiquattro anni.

Una vita brevissima quella del giovane Gabriele, non è riuscito nemmeno a diventare sacerdote. Fin qui sembrerebbe la storia triste di un ragazzo destinato a fare grandi cose, ma strappato precocemente alla vita. Una sorta di promessa mancata.

Che cosa è mai potuto accadere per dare inizio ad una devozione popolare così radicata e forte?

Succede che la storia di questo ragazzo comincia ad essere raccontata, che si parla della sua morte accolta con serenità e con la gioia di poter abbracciare la Madonna, invocandola come “…Mamma mia, fa presto…”, attesa, vissuta e compresa come quella di un Santo.

Nel 1891 la congregazione dei Padri Passionisti inizia a promuovere la causa di beatificazione che prevede la riesumazione dei resti di Gabriele ed il loro trasferimento a Spoleto. A questo punto, c’è una vera e propria insurrezione popolare: la gente del luogo si oppone al trasferimento, il giovane passionista non si tocca.

Provate ancora oggi a dire che San Gabriele è umbro …. rischiereste il linciaggio.

San Gabriele è nostro.

Nel momento della ricognizione dei suoi resti mortali, si contano quasi settemila persone presenti a vigilare ed almeno sette miracoli compiuti e rilevanti operati per sua intercessione.

E’ l’inizio di una catena ininterrotta di prodigi e Gabriele resta definitivamente in Abruzzo.

Viene dichiarato beato da san Pio X il 31 maggio 1908 e in suo onore viene innalzata la prima basilica. sangabriele2Il 13 maggio 1920 Benedetto XV lo proclama santo e nel 1926 diventa compatrono della gioventù cattolica italiana.

Nel 1959 Papa Giovanni XXIII lo costituisce “Patrono d’Abruzzo” e, per tutti pellegrini che si recano da lui, San Gabriele dell’Addolorata è il Santo dei Giovani ed il Santo del Sorriso.

La grande affluenza di fedeli, ha fatto si che, accanto alla vecchia basilica, ne venisse edificata una nuova capace di abbracciare ed accogliere i devoti.

Nel 1970 è stata costruita la nuova basilica, ogni anno sono più di due milioni i pellegrini che si recano dal Santo.

Le iniziative che ruotano intorno al Santuario sono innumerevoli, tutti consultabili sul sito ufficiale www.sangabriele.org

Fra quelle più conosciute ci sono i “Cento giorni” agli esami (il pellegrinaggio dei maturandi che si recano a San Gabriele per la benedizione delle penne), la “Tendopoli” (il grande raduno spirituale che l’ultima settimana di agosto raccoglie centinaia di giovani e meno giovani che si dedicano alla preghiera riscoprendo l’essenzialità e la precarietà), la “Festa del Pellegrino”, l’apertura dell’incantevole e suggestivo Presepe allestito all’interno del nuovo Santuario.

Per non parlare poi degli innumerevoli pellegrinaggi a piedi o in bicicletta che ogni anno vengono organizzati per rendere omaggio, per pregare, ringraziare o anche semplicemente per andare a salutare un Santo che per ogni abruzzese è qualcosa di ancora più grande, stretto, vicino.

Come arrivare al Santuario di San Gabriele


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Arte Sacra in Abruzzo: Il Duomo di Teramo (La Cattedrale di S.Maria Assunta)

Arte Sacra in Abruzzo: Il Duomo di Teramo (La Cattedrale di S.Maria Assunta)

La Cattedrale di Santa Maria Assunta è il Duomo di Teramo, ma per i teramani è  semplicemente IL DUOMO, il simbolo e l’orgoglio della città.

Il Duomo di Teramo si erge maestoso abbracciando le due piazze principali sulle quali si presenta con due facciate e con l’imponente torre che racchiude l’orologio e la campana maggiore Aprutina, quella che in per tutti è “il Campanone”, la cui realizzazione ha dei tempi incerti, ma presumibilmente databili intorno al 1400.

Il Campanone suona soltanto durante i cosiddetti “tempi forti” della Chiesa o in altre occasioni particolari: il suo vigoroso e possente rintocco si distingue nettamente dal suono delle altre campane cittadine. Quando a Teramo “sta a sunà lu Campanone” è di certo un momento particolare.

La costruzione del Duomo di Teramo ebbe inizio nel 1158 per volere del Vescovo Guido II, a seguito della distruzione dell’antica Cattedrale dove erano riposte le reliquie di San Berardo, il patrono della città. I lavori terminarono nel 1176.

La maggior parte delle pietre utilizzate per la sua costruzione furono prelevate dal Teatro e dall’Anfiteatro Romano, saccheggiando e distruggendo irrimediabilmente dei reperti storici di importanza assoluta ed incalcolabile: per far spazio alla nuova Basilica, quest’ultimo fu addirittura demolito.

I resti (visibili ancora oggi), insistono su Via Vincenzo Irelli e Via San Berardo. Probabilmente, preservando questa opera, testimonianza unica della dominazione romana e del suo glorioso passato, oggi Teramo sarebbe stata una piccola Verona con la sua Arena nel cuore della città.

Anfiteatro_di_Teramo_+_Duomo

Nel 1331, sotto il Vescovo Niccolò degli Arcioni, il duomo fu profondamente modificato aggiungendo un nuovo corpo di fabbrica. Ecco perché la Cattedrale di Teramo si presenta con due stili ben distinti (uno romanico, l’altro gotico) e con due facciate che si aprono su due piazze e due portali (quello che insiste su Piazza Martiri della Libertà non è stato mai aperto).Campanile Duomo di Teramo
Nel XVIII secolo, il Vescovo Tommaso Alessio de’ Rossi operò una nuova grande trasformazione del Duomo di Teramo, adeguando lo stile presente al gusto barocco dell’epoca. È a questo periodo che risale l’edificazione della Cappella di San Berardo che si distacca completamente dall’attuale aspetto della Chiesa. L’ultimo grande intervento strutturale operato sul Duomo, risale agli anni ’30 del novecento: all’interno la Cattedrale è stata riportata al suo originale sobrio ed essenziale stile medioevale.

Nel 1969 sono state infine demolite le casette, le botteghe ed anche l’”Arco di Monsignore” (costruiti a ridosso della chiesa e dell’Episcopio, dando l’idea di un unico corpo di fabbrica), ottenendo l’attuale assetto e creando quell’isolamento della Cattedrale ed il quasi ideale congiungimento tra Corso San Giorgio e Corso Cerulli (“Corso Vecchio”).

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Il Duomo di Teramo, riportato così al suo aspetto originario, all’interno si presenta essenziale, ma non bisogna lasciarsi ingannare dall’apparente austerità che ne consegue, perché l’atmosfera che si respira è intrisa di quella religiosità naturale che invita al raccoglimento ed alla preghiera.

Paliotto-Cattedrale-di-Teramo

Tra i gioielli conservati all’interno, menzione particolare merita il Paliotto di Nicola da Guardiagrele, un capolavoro di oreficeria realizzato nel 1433. E’ composto da 35 formelle d’argento che raffigurano la vita di Cristo, la Madonna, gli Evangelisti ed i Dottori della Chiesa. In quella posta al centro, più grande delle altre, vi è il Cristo Redentore. L’opera è collocata all’interno dell’altare maggiore.

Teramo, Duomo, il Polittico

Altro capolavoro è il Polittico di Jacobello del Fiore, anch’esso risalente al 1400 e composto da sedici tavole, al cui centro troviamo Cristo che incorona la Vergine Maria e l’originale aspetto della città di Interamnia (tra due fiumi).

crocifisso duomo

E non si può non menzionare il Crocifisso, opera trecentesca riportata al suo aspetto originale dopo aver rimosso ben sei strati di gesso e pittura, rivelando un pregevole capolavoro di scultura lignea.

statua della desolata

Ai piedi del Cristo, vi è attualmente collocata la statua della Desolata. E’ la Madonna Addolorata in cerca del figlio, portata dalle donne durante la Processione Antelucana (quella delle quattro del mattino) del Venerdì Santo.

A causa del terremoto d’Abruzzo del 2009, in seguito alla chiusura della Chiesa di Sant’Agostino dimora originale dell’opera, la Desolata ha trovato riparo e nuova casa in Cattedrale.

Insieme alla Madonna delle Grazie dell’omonima Chiesa ed all’Addolorata della Chiesa della SS. Annunziata, la Desolata è una delle tre Madonne oggetto della totale devozione ed affidamento della Chiesa Aprutina.

Un’altra particolarità della Cattedrale di Teramo, è che il suo perimetro esterno può essere percorso nella sua totalità, camminando nel centro di questa piccola città, dentro il cui cuore ( di pietra e di carne) si colloca questo capolavoro dell’arte italiana.

Come arrivare al Duomo di Teramo

Arte Sacra in Abruzzo: Chiesa di Santa Maria di Propezzano

Arte Sacra in Abruzzo: Chiesa di Santa Maria di Propezzano

La Chiesa di Santa Maria di Propezzano è situata nella valle del Vomano, nel comune di Morro d’Oro, in provincia di Teramo. Con l’adiacente monastero fu parte dell’abbazia omonima gestita in passato dall’ordine dei padri benedettini.

Il monastero si sviluppò nello stesso periodo in cui nella vallata teramana crebbero e si svilupparono anche altre importanti abbazie come quella di San Salvatore di Canzano e di San Clemente al Vomano. L’etimologia del nome “Propezzano” è ricollegabile a quello della Madonna Propiziatrice ai miseri, cui la chiesa è intitolata. Nel 1902 è stata inclusa nell’elenco dei Monumenti Nazionali Italiani.

Le origini dell’abbazia secondo la tradizione sono  riconducibili all’apparizione della Vergine nel maggio del 715, nel luogo dove sorgeva già una chiesetta, che su richiesta della stessa Madonna fu ampliata. La notizia dell’apparizione della Madonna in questo luogo è riportata anche in un’iscrizione quattrocentesca affrescata sulla facciata.

Chiesa_di_Santa_Maria_di_Propezzano turismo in Abruzzi

La chiesa odierna, in stile romanico, risale al XIV secolo, pur conservando parti di epoche precedenti, come il portale maggiore riconducibile al XI secolo.

Chiesa Santa Maria di Propezzano turismo AbruzzoLa facciata è molto articolata in quanto costituita dall’insieme di parti corrispondenti a distinte fasi costruttive. Essa è composta da un corpo centrale, cui è addossato un piccolo portico con tre archi a tutto sesto, e da due corpi laterali di aspetto e dimensioni diverse.

Il portale maggiore non presenta particolari decorazioni, fatta eccezione per un affresco raffigurante una Madonna con il Bambino. L’oculo-rosone è caratterizzato da cerchi concentrici in cotto e sostituisce l’antico rosone romanico posto più in basso.

Il portale laterale ha un ricco ornato, con colonnine e piccoli capitelli ed un decoro a palmette, a foglie, a motivi geometrici ed un tralcio con motivi vegetali ed animali.

Chiesa Santa Maria di Propezzano turismo Abruzzo

L’interno della chiesa di Santa Maria di Propezzano è completamente realizzato in cotto. Esso presenta una pianta rettangolare coperta da volta a crociera e divisa in tre navate da archi a tutto sesto ricadenti su pilastri con semicolonne. Dei bassi gradini conducono al presbiterio che è senza absidi.

Su di una arcata si conserva un interessante ciclo di affreschi databile al 1499, che narra le vicende della fondazione della chiesa ed un’Annunciazione.

Fa parte del complesso della Chiesa di S. Maria di Propezzano anche il convento, il cui splendido chiostro risale al XIV secolo ed ha una pianta quadrata, ampie arcate a tutto sesto e pilastri poligonali. Lungo il perimetro del chiostro si conservano gli affreschi seicenteschi del pittore polacco Sebastiano Majewski.

Al 1597 risalgono invece gli affreschi che ornano le pareti del refettorio con scene rappresentanti le storie della Vergine e la sua apparizione miracolosa.

Come arrivare alla Chiesa di Santa Maria di Propezzano

Da Roma A24 RM-TE uscita Teramo/ proseguire lungo la SP 22 direzione Morro d’Oro

Da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ proseguire lungo la SS 372 direzione Vairano Scalo/ poi SS 85/ SS 158 direzione Colli al Volturno/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ A25 direzione Pescara/ A14 direzione Ancona uscita Roseto degli Abruzzi/ proseguire in direzione Valle Vomano/ Morro d’Oro