Raduno dei trattori (d’epoca e non) – Pasquetta 2016 Loc. Casasanta di Alba Adriatica

Raduno dei trattori (d’epoca e non) – Pasquetta 2016 Loc. Casasanta di Alba Adriatica

Nel giorno di Pasquetta Eccellenze d’Abruzzo si trova nella Frazione di Casasanta di Alba Adriatica (TE) per assistere ad un evento fuori del comune in occasione della tradizionale festa per San Vincenzo Ferreri. Una giornata di raduno dedicata al “trattore”, strumento indispensabile per la lavorazione dei campi. Un’occasione particolare per vedere gli uni di fianco agli altri trattori d’epoca e gli ultimi modelli. Tanti agricoltori, appassionati o semplici curiosi hanno potuto ammirare da vicino, approfittando magari per una foto ricordo, queste macchine, a volte dall’aspetto bizzarro. Protagonisti, fra gli altri, i diversi “Landini” con motore monocilindrico a testa calda viene, il trattore dall’inconfondibile rumore scoppiettante che, a partire dagli anni ’20, ha guidato la modernizzazione dell’agricoltura italiana.

I riti della Pasqua a Teramo

I riti della Pasqua a Teramo

I tempi cosiddetti “forti” della Chiesa, sono quei momenti dell’anno fondamentali per la cristianità tutta e sui quali si basa il vero significato del credere.

Essendo indissolubile il legame tra religione, popolo e territorio, neanche Teramo sfugge  alla celebrazione della Pasqua, pregna di tutti quei riti antichissimi fortemente sentiti e vissuti nel cuore della gente.

Giovedì Santo

La messa crismale della mattina

La mattina viene celebrata la Messa del Crisma presieduta dal Vescovo della Cattedrale. Durante questa celebrazione vengono consacrati gli oli santi: il crisma, l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi che verranno utilizzati durante l’anno liturgico per la celebrazione dei sacramenti del Battesimo, della Cresima e per l’unzione degli infermi.

La messa in cena domini della sera

triduo pasquale teramoE’, insieme alla Pasqua, la celebrazione più importante della Chiesa: è l’istituzione dell’Eucaristia, Gesù trasforma il Pane e il Vino in Corpo e Sangue di Cristo.

Durante la messa viene rinnovato il rito della Lavanda dei Piedi che fece Gesù ai suoi apostoli.

In ogni chiesa viene esposto il SS. Sacramento, gli altari sono addobbati con i paramenti più magnificenti per rendere Gloria al Figlio di Dio.

 

La visita notturna all’eucarestia (“I Sepolcri”)

Dopo la Messa in Cena Domini, si rientra in casa e si consuma velocemente il pasto serale. Quando è già buio, le famiglie escono e si recano presso le chiese cittadine: qui trovano il Tabernacolo con l’Eucaristia e ci si sofferma in preghiera. Le chiese rimarranno aperte tutta la notte. Questa visita è definita impropriamente “andare a fare i Sepolcri”: in realtà al Giovedì Santo Gesù è ancora vivo, ma questo modo di identificare il momento si ricollega direttamente ad un evento che si svolgerà tra pochissime ore, la Processione della Desolata.

Venerdì Santo

La processione antelucana: la Desolata

E’ il rito più sentito da tutta la popolazione teramana. E’ una processione antichissima, momento

Processione Desolata Teramo

(Credit foto: lamiasettimanasanta4b5.blogspot.it)

indissolubilmente legato all’identità cittadina. Risale al 1260 ed è unica in tutto l’Abruzzo. Storicamente, prende avvio dalla chiesa di Sant’Agostino (sede di una delle due antichissime Confraternite che organizzavano le processioni cittadine) e, attraversando la città, tocca le principali parrocchie fino a giungere al Santuario della Madonna delle Grazie, da dove torna indietro per sostare nella Cattedrale e rientrare nelle prime luci del giorno da dove era partita.

Purtroppo, a seguito delle lesioni riportate nel terremoto d’Abruzzo del 2009, la Chiesa di Sant’Agostino è tuttora inagibile. Da allora la statua della Madonna “Desolata” si trova presso la Cattedrale di Teramo dalla quale esce e presso la quale fa rientro.

E’ definita “antelucana” per via dell’orario di partenza, poiché muove prima dell’alba. Fin dalle tre del mattino, iniziano a girare per le vie cittadine delle persone che suonano le “troccole” (antichi strumenti di legno tipici del sud Italia) poiché le campane sono “legate”: annunciano l’imminente uscita della processione.

Alle quattro del mattino la statua de “La Desolata” inizia il suo doloroso cammino. E’ l’angoscioso peregrinare della Madonna che cerca il figlio condannato a morte entrando in ogni chiesa della città (ecco perché esse vengono impropriamente definite “Sepolcri” la sera del Giovedì Santo). La statua è portata a spalla dalle donne velate che, scortate dagli uomini della Confraternita, percorrono lentamente le strade buie e deserte, seguite da una folla immensa di fedeli con le fiaccole in mano. Canti antichissimi, solenni e struggenti risuonano nella notte tra le vie cittadine, intonati dal corteo che porta in processione la statua della Vergine col cuore  trafitto da un pugnale.

All’arrivo presso ogni chiesa, è la sola statua della Madonna che entra, mentre il popolo aspetta fuori. Sarà solo nell’ultima, la SS. Annunziata, che Maria troverà suo figlio disteso sul letto di morte.
E’ un rito molto partecipato, commovente e sentito che richiama gente da ogni parte dell’Abruzzo ed anche da fuori regione: persone di ogni età e ceto sociale seguono la pietosa ricerca della Madonna, incuranti del freddo, della stanchezza (la processione si scioglie alle 7 del mattino) e del sonno e delle forze che non potranno essere recuperate, perché tra qualche ora Gesù sarà morto e si uscirà di nuovo in processione per seguire la sua bara.

La processione della sera: il Cristo morto

La Processione del Cristo Morto si svolge nel tardo pomeriggio del Venerdì Santo, all’imbrunire, dopo la Celebrazione della Passione del Signore con il Bacio della Croce. Muove dalla Chiesa della SS. Annunziata (la cui Arciconfraternita la organizza e ne custodisce statue e simboli) e si snoda per le vie cittadine, seguendo un percorso ed un rituale che risalgono al Cinquecento.

Processione del cristo morto

(Credit foto: conoscere.abruzzoturismo.it)

E’ un evento di forte impatto emotivo: la drammaticità della morte di Cristo è rappresentata con i Trofei portati a spalla unicamente da eleganti donne in gramaglie con il volto coperto. L’onore che spetta a chi porta i simboli, anticamente era frutto del tramandarsi da madre in figlia ed era riservato a poche, solitamente donne non sposate ed apparentate con gli appartenenti all’Arciconfraternita. Oggi le motivazioni che spingono le donne ad affrontare una prova fisica ed emotiva così difficile, sono diverse: c’è chi lo fa fin da bambina, chi per un voto segreto celato nel suo cuore, chi per devozione, chi per chiedere una grazia. Quale che sia, è certo una forte intenzione di sacrificio.
La Processione del Cristo Morto è molto più imponente rispetto a quella de La Desolata, per il numero dei simboli, per la presenza delle Autorità Religiose e Civili e della Banda, per la lunghezza del percorso e per l’intenso lavoro di organizzazione e preparazione che richiede.

Apre la processione la nuda Croce con il sudario bianco, seguono lo Stendardo dell’Arciconfraternita della SS. Annunziata, la statua di San Michele che schiaccia il diavolo con la spada sguainata e la statua della Fede biancovestita che abbraccia la croce.
Si susseguono, l’uno dietro l’altro, i Trofei:

  • l’angelo con il calice, circondato da torce, lanterne e spade: è il simbolo della preghiera di Gesù nell’Orto del Getsemani ed del suo arresto
  • il gallo, la mano, il sacchetto dei trenta denari, l’albero con la corda: rappresenta il rinnegamento di Pietro ed il tradimento di Giuda concluso con il suo suicidio
  • l’aquila romana con la scritta SPQR, il fascio littorio, la spada e le lance: l’impero romano che arresta Gesù e ne esegue la crocifissione
  • la colonna con la fune: la flagellazione di Gesù
  • il lavabo, l’asciugamano e la brocca: sono gli oggetti riferiti a Ponzio Pilato che si sentì non responsabile della sorte di Gesù
  • la corona di spine, il manto rosso, la canna: è il riferimento al momento in cui Gesù viene schernito dai suoi aguzzini che lo presentano al Pretorio mettendogli addosso il drappo rosso, in testa la corona di spine e, percuotendolo con una canna lo sbeffeggiavano sprezzanti dicendogli “Salve, Re dei Giudei”.
  • gli angeli in ginocchio ai piedi della scala da cui pendono chiodi, martello e tenaglia: è il riferimento all’atto finale della Crocifissione
  • le pie donne: è un simbolo vivente rappresentato da giovanissime donne che procedono accanto alla Veronica, la fanciulla che reca in mano il panno raffigurante il volto morente di Cristo
  • il calvario con le tre croci: rappresenta il Golgota dove Gesù viene Crocifisso accanto ad altri due condannati
  • la tunica e i dadi: è il simbolo dei soldati che non vollero dividersi la preziosa tunica di Gesù, sulla quale tirarono a sorte
  • la spugna, la lancia, lo scudo, l’elmo e la spada: rappresenta il momento in cui il soldato romano porge a Gesù quasi morente la spugna imbevuta d’aceto

A seguire, c’è la monumentale Bara del Cristo Morto: è un letto funebre rivestito da un manto antichissimo nero intessuto d’oro, sulla sua sommità vi è la lettiga funebre con la statua di Gesù adagiato, coperta da un baldacchino circondato da angeli e da teli che ne velano il corpo. La Bara è portata a spalla dagli uomini, ma la grandezza del manto necessità l’ausilio Processione dell'Addoloratadelle donne che ne tengono tirati i lembi per consentire ai portantini di respirare.
Dietro la Bara di Cristo ci sono le Addoloratine, le bambine vestite come la Madonna, con gli spadini conficcati nel petto.
Chiude la Processione la statua della Madonna Addolorata portata dai Confratelli: posta su una base maestosa, vestita da un abito nero ricamato anch’esso d’oro, con il cuore d’argento infilzato da Sette Spade, la straziante drammaticità del Suo volto sembra darle vita. Osservare quello sguardo impietrito dal dolore, scuote il cuore di ciascuno: è quasi insostenibile.
Al rientro della Processione presso la SS. Annunziata, è proprio la Madonna l’ultima a far ritorno e lo fa entrando camminando all’indietro: il volto guarda sempre in direzione dei fedeli che ne salutano il rientro nella Sua Casa con un lunghissimo applauso.

Sabato Santo

Notte di veglia in onore del signore.

Sabato SantoLa Veglia della Notte Santa, definita da Sant’Agostino “La Madre di tutte le Veglie”, si tiene il Sabato Santo in ogni chiesa. Vengono celebrate la Liturgia della Luce con l’accensione del Cero Pasquale, la Liturgia della Parola con le sette letture dell’Antico Testamento che percorrono tutto il cammino del Popolo di Dio fino alla Resurrezione del Figlio, compimento del mistero di salvezza, la Liturgia Battesimale con il Rinnovo delle Promesse, la rinuncia al peccato e la Benedizione con l’acqua e la Liturgia Eucaristica con la partecipazione al Corpo e al Sangue del Signore.

Tradizione vuole che vengano benedette le uova sode e la Spianata, insieme alla piccola Pizzacola da donare ai bambini: saranno tutte consumate (insieme alle Mazzarelle) durante la colazione della mattina di Pasqua (“lu sdijune”).

Durante la celebrazione le campane vengono finalmente sciolte annunciando la Resurrezione.
E può finalmente esplodere la gioia.

Li cillitt’ e Sant’Antonio Abate

Li cillitt’ e Sant’Antonio Abate

L’Abruzzo è terra di tradizione contadina. E nel mondo contadino, insieme alla terra, gli animali erano il bene più prezioso per l’aiuto nel lavoro e per sfamarsi. Uno dei Santi più venerati era, pertanto, Sant’Antonio Abate (protettore delle bestie) il cui culto è ancora oggi molto radicato in Abruzzo, diffuso soprattutto nelle zone rurali e nei borghi.

La sua festa cade il 17 di gennaio, quando le giornate lentamente cominciano ad allungarsi: è una data particolarmente importante per i contadini, apre il ciclo dell’anno, indica i lavori da svolgere nei campi, è il periodo che introduce la primavera e viene festeggiato con riti propiziatori, sacrifici di animali e tutta una serie di manifestazioni anche di carattere folcloristico che gruppi di cantori riescono miracolosamente a tenere ancora oggi in vita.

Il legame tra la figura del Santo ed il mondo animale, si spiega raccontando un po’ la sua storia.
Nato da famiglia molto ricca, donò tutti i suoi averi ai poveri e si ritirò in preghiera nel deserto della Tebaide, dove coltivava un piccolo orto per il suo sostentamento e per quello di discepoli e pellegrini che si rivolgevano a lui per aiuto o per imitarne la scelta di vita.

Sant’Antonio ed i suoi seguaci (la  confraternita degli Antoniani, divenuta poi “Ordine Ospedaliero degli Antoniani”) si occuparono della costruzione di un ospedale per la cura dei malati che fu possibile realizzare grazie ad un lascito di un nobile francese a cui il Santo aveva guarito il figlioletto dall’herpes zoster (il cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio”) utilizzando il grasso del maiale con cui aveva unto il corpo del bambino. Per tale motivo, gli Antoniani furono autorizzati all’allevamento di questi animali all’interno dei centri abitati: si curavano i malati con gli unguenti e si sfamavano i poveri con la carne. Gli animali circolavano con una campanella attaccata al collo, ecco perché nell’iconografia il Santo viene ritratto con accanto il maialino

Acerrimo nemico del demonio, vengono raccontate lotte furibonde durante le quali il santo fu più volte aggredito e percosso. La leggenda popolare narra che Sant’Antonio scese all’inferno per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo; il suo maialino sgattaiolò dentro creando scompiglio fra i demoni. Il Santo ne approfittò per accendere col fuoco infernale il suo bastone che poi portò fuori (insieme al maialino salvato), infiammando con esso una catasta di legna.
Per tale motivo il 17 Gennaio è ancora oggi “il Giorno dei Fuochi” ed in tanti piccoli centri d’Abruzzo vengono fatte bruciare enormi cataste di legna, i cosiddetti “Focaracci” (“li Fucaracc’” o “li Fucarun’”).

Oltre al rito dei fuochi, gruppi di cantori –  “Li Sandandonijre” – giravano di casa in casa intonando liriche a mò di odi e di rappresentazione teatrale con i quali rievocavano le vicende e gli eventi della vita del Santo, richiedendo la  questua in Suo onore.  Ancora oggi, la tradizione resiste.
Questi giovani artisti, nel loro piccolo, sono degli eroi:

Le famiglie offrivano in dono ai questuanti dei dolci ripieni, dalla caratteristica forma di uccellini: “li Cillitt’”.

E’ possibile reperirli in alcuni panifici, ma trattasi di tradizione piuttosto casalinga: se volete assaggiarli, basta seguire questa facile ricetta che ci suggerisce la nostra amica @Alessia

Ingredienti per la pasta:

  •  2 tuorli d’uovo
  • 1 tazzina (da caffè) di olio e.v.o.
  • 2 tazzine (da caffè) di vino bianco
  • 2 cucchiai colmi di zucchero
  • 1 cucchiaio di strutto
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 400/500 gr. di farina (dipende da quanta ne raccoglie l’impasto)

Disporre a fontana la farina e, partendo dalle uova, inserire tutti gli ingredienti e lavorare l’impasto lasciandolo morbido. Fate riposare per circa 15 minuti.

Ingredienti per il ripieno

  • 100 gr di mele cotte (o mosto cotto)
  • 200 gr di marmellata d’uva
  • 50 gr di mandorle tostate e tritate
  • 50 gr di cioccolato fondente
  • 1 buccia di arancia grattugiata
  • 1 cucchiaino di cannella
  • Un po’ di liquore per ammorbidire il composto (il Rhum è una valida opzione, oppure a base di arancia)

Dopo aver fatto riposare l’impasto, tirare la sfoglia ottenendo uno spessore di circa 3 mm, farcirla centralmente con il ripieno (si segue lo stesso procedimento dei raviUccelletti abuzzesi di sant'antonio _ricettaoli) e ripiegarla.

Una volta ottenute una sorta di mezzelune, fare piccole incisioni verticali con il coltello (andranno a rappresentare il piumaggio) e aggiungere un pezzettino di cioccolata (che sarà l’occhietto dell’uccellino)

Cuocere a 160°/180° (regolatevi in base alle caratteristiche del vostro forno) per circa venti minuti.

Buon Appetito e…. EVVIVA SANT’ANTONIO!!!

La Madonna dello Splendore di Giulianova, Festa di Fede e Tradizione

La Madonna dello Splendore di Giulianova, Festa di Fede e Tradizione

Da oltre 400 anni Giulianova tributa, ogni 22 Aprile il suo omaggio alla Madonna dello Splendore con una tradizionale festa che coinvolge ed abbraccia tutto il paese alto.

Le origini di questo sentito evento sono profonde, tra le più antiche d’Abruzzo e risalgono all’apparizione della Madonna ad un modesto taglialegna di Cologna, di nome Bertolino. L’uomo, assecondando le richieste della Vergine, corse a riferire dell’apparizione della Santa Madre alle autorità locali ma da principio fu deriso pubblicamente. Tornò sul luogo dell’apparizione e qui, la Madonna lo confortò dicendo che avrebbe dovuto raccontare nuovaemente dell’accaduto ai dignitari civili e religiosi, l’uomo si recò ancora a portare testimonianza, ma neppure la seconda volta gli credettero. Ci fu una terza richiesta da parte della Madonna, questa volta con la promessa di un sicuro successo, Bertolino nuovamente si recò dai Signori del Reggimento, qui venne percosso da uno dei “reggitori” che trovava particolarmente fastidiosa l’insistenza dell’uomo. Ma proprio mentre si accaniva con violenza sul modesto taglialegna, il funzionario rimase immobilizzato e senza voce. Al manifestarsi di un segno così evidente, tutti si convinsero dell’evento miracoloso testimoniato da Bertolino ed informato il clero, tutta la popolazione si raccolse in un corteo con a capo il Feudatario, seguito dai signori del Reggimento e dalle massime gerarchie ecclesiali. Giunti sul luogo, un bagliore accecante avvolgeva la Madonna, all’improvviso, mentre tutti erano raccolti in preghiera, da un tronco iniziò a zampillare acqua, il funzionario guarì immediatamente e in tributo alla fonte miracolosa, venne costruita inizialmente un’edicola. Successivamente l’edicola divenne una chiesa, affidata agli Acquaviva d’Aragona, sotto le cure dei monaci Celestini, questi nel 1847 furono sostituiti dai frati Cappuccini ancora oggi custodi del culto mariano e del Santuario dedicato alla Madonna dello Splendore.

Testimonianze del miracolo sono raccontate da un manoscritto seicentesco di Pietro Capullo, priore celestino, che data l’apparizione al 22 Aprile 1557, tuttavia ricerche più approfondite, parlano dell’insediamento dei monaci celestini già dal 1523 con un chiaro riferimento alla Madonna dello Splendore; pertanto possiamo supporre che l’evento risalga agli inizi del Cinquecento o intorno alla fondazione della città cioè nel 1480.

Mosaico Madonna dello Splendore

Mosaico Madonna dello Splendore

Da un punto di vista religioso, il culto è rimasto pressoché immutato negli anni, così come il riconoscimento delle proprietà taumaturgiche dell’acqua. I rituali della tradizione civile sono tuttavia cambiati nel corso del tempo. È venuta meno la contesa degli “uomini ignudi”, un tempo organizzata dal Magnifico Capitano che coadiuvato da un Alfiere e Maestro di Fiera , garantiva ordine e organizzava i festeggiamenti. Resta invece ancora presente la tradizionale corsa dei cavalli “beberi”, che montati a pelo, percorrono le caratteristiche strade della città alta.

A quanti non conoscessero la festa, suggeriamo di spendere qualche ora tra le vie del borgo, che suggestivamente decorato dalle luminarie, racconta ancora oggi una tradizione antica e ricca di devozione.

Premio Teramo che Lavora 2015

Il Premio Teramo che Lavora, una serata indimenticabile, tra le star del mondo dello spettacolo e imprenditori dal calibro indiscutibile, il tutto accompagnato dall’ottima musica dell’Ensemble Accademy Quintetto d’Archi, dalle dolci melodie di Virginia Galliani, violinista dell’opera di Roma e del programma Rai Tre “Che Tempo che Fa” di Fabio Fazio e dalle spettacolari voci dei tre tenori italiani “The Great Italian Tenors”.

Eccellenze del mondo del lavoro che rappresentano un patrimonio umano territoriale; imprenditori che si sono distinti per il loro lungimirante agire, anticipando  cambiamenti ed evoluzioni del mercato; in prima linea nell’affrontare quotidianamente vitali e importanti decisioni; aziende che affrontano difficoltà, ma creano valore e ricchezza. Il Premio Teramo che Lavora celebra tutto ciò e molto di più; celebra la qualità e il multiforme impegno di coloro che sul mercato, sono arrivati ad essere i migliori. E’ il premio per un eccezionale patrimonio umano, eccellenze tutte italiane.

La serata, condotta da Amedeo Goria e Veronica Maya, è stata organizzata da Patrizio Panichi dell’associazione “Premio Teramo che Lavora”. La XIII edizione del Premio si è svolta sabato 18 aprile alle 21 al ristorante Sayonara di Tortoreto Lido sul lungomare Sirena. Dopo aver rotto il ghiaccio con le battute di Franco Guzzo del programma “La Sai L’Ultima” di Canale 5 e Laura Leo di Canale 5 e vincitrice del premio “Troisi”, i conduttori Goria e Maya hanno presentato gli imprenditori e le aziende, premiate dalla madrina della serata, l’attrice Anna Falchi.

La cantina dei Colli Ripani di Ripatransone è stata la prima azienda premiata. Si tratta di un’impresa che ha attraversato quasi mezzo secolo di storia con l’antica arte contadina; è rimasta fedele alla tradizione e alla genuinità. La cantina è nata nel 1977 dall’unione di un gruppo di aziende agricole. Ogni fase produttiva e di lavorazione è controllata in modo molto rigoroso.
Anche Vintage Luxury & Food di Roseto degli Abruzzi ha ritirato il Premio Teramo che Lavora. Si tratta di una giovane attività di ristorazione, nata con l’intento di offrire ai propri clienti un luogo accogliente dove il cibo trova il giusto connubio con il divertimento e la buona musica.
Premiato Marco Cassini, talentuoso attore e regista di Teramo, classe 1986. A 17 anni dirige il suo primo cortometraggio e inizia la preparazione artistica nella scuola teramana “Spazio Tre”. Finito il liceo, Marco Cassini viene ammesso al Centro Sperimentale di Cinematografia dove studia con insegnanti come Giancarlo Giannini. Ha partecipato a diverse produzioni quali Don Matteo 7, Un medico in famiglia 7, Fuoriclasse, Borgia e Faith and Fear.

E’ salito sul palco anche Giandomenico Di Sante amministratore e coordinatore di numerose attività imprenditoriali in Abruzzo nel settore degli arredamenti. Presidente della Banca dell’Adriatico, della Confcommercio della Regione Abruzzo, presidente della Confcommercio della Provincia di Teramo e presidente della Camera di Commercio di Teramo. È vice presidente regionale dell’UCID e consigliere della Fondazione Università degli Studi di Teramo. È stato vice presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Teramo. È stato anche consigliere del Comune e della Provincia di Teramo. È Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro.
La C.i.m. Costruzioni Ingegneri Matricardi di Ascoli Piceno è stata un’altra azienda che ha ottenuto il riconoscimento del Premio Teramo che Lavora. E’ una società leader del Gruppo Matricardi presente nel campo dell’edilizia dal 1860. Si distingue per l’elevato livello di tecnologia e la qualità dei risultati.
Altra azienda premiata è stata la Mds Elettroimpianti di Maltignano che opera dal 1980 nel settore della progettazione e della costruzione di impianti tecnologici. La sua attività è focalizzata sullo sviluppo di nuove tecnologie nel settore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili.

Altro premiato è stato lo Studio Radiologico D’archivio di Teramo. Nato nel 1997 quando un giovane medico ha acquistato il primo locale nei pressi della stazione ferroviaria di Giulianova. Oggi il gruppo è formato da diverse strutture anche a Teramo e Silvi Marini, con apparecchi sofisticati e personale specializzato.
Il Premio Teramo che Lavora è stato ricevuto anche dall’Istituto Alberghiero Di Poppa Rozzi di Teramo nato nel 1966, rappresenta una delle realtà scolastiche più importanti della Provincia e della Regione, in grado di soddisfare esigenze e richieste didattiche e formative del settore alberghiero-turistico-ricettivo.
Infine, ha ricevuto il premio la storica azienda Confetti Pelino di Sulmona, fondata nel lontano 1783. L’azienda guidata da Antonio Pelino, che ha ritirato il premio, si caratterizza per utilizzare solo ingredienti certificati di alto valore qualitativo con l’obiettivo di ottenere ottenere un prodotto d’eccellenza, bandiera del made in Italy nel mondo.

Serata di sicuro successo questa edizione 2015 del Premio Teramo che Lavora, che si è chiusa con rinnovato entusiasmo ed ricaricate energie degli organizzatori, già proiettati verso l’edizione del prossimo anno.

(foto: MyWay©)

Intervista a Giuseppe Vagnozzi

Intervista a Giuseppe Vagnozzi

DMC Hadriatica Abruzzo teramoUna bella conversazione per parlare d’Abruzzo, concentrata sulla materia del turismo e della promozione,  per ascoltare le parole esperte di un uomo che dedica quasi ogni attimo della sua vita al lavoro, nelle sale del suo hotel. Chi ha l’amore per la terra d’Abruzzo nel sangue, si riconosce da lontano e spicca tra molti, come Giuseppe Vagnozzi presidente della Dmc “Hadriatica” Destination Management Company. Si tratta di una struttura ben organizzata che si occupa di vendere e promuovere i prodotti turistici locali del territorio a cui si riferisce. Infatti l’Hadriatica comprende una vasta area riconducibile alla parte nord della Provincia di Teramo, che va da Martinsicuro a Mosciano Sant’Angelo e fino a Sant’Egidio alla Vibrata.

Il presidente Giuseppe Vagnozzi ci ha cortesemente accolti in una delle eleganti sale dell’hotel Villa Elena di Tortoreto per iniziare una interessante e amichevole chiacchierata incentrata sui principali caratteri turistici della nostra splendida Regione.

Parliamo dell’attuale situazione economica, qual è la posizione del mercato turistico abruzzese?

E’ positiva se vista nella sua negatività. L’Abruzzo oggi è un brand turistico, nelle rotte commerciali, alquanto inesistente. I prodotti mare oppure montagna non hanno assolutamente indici giusti e non producono quel fatturato rilevabile, o che possa in ogni caso, suscitare interesse a chi del turismo ne fa flussi, ovvero i grossisti del turismo. In questa negatività, l’aspetto positivo è che tutte le attività e le energie sono state messe in campo. L’Abruzzo lo possiamo definire come un cantiere, proprio per la miriade di iniziative aperte, queste non possono che operare e dare risultati nel segno positivo. Non abbiamo delle posizioni da mantenere, abbiamo un brand da dover sviluppare, in parte costruire.

Che rapporto hanno le associazioni di categoria, come gli albergatori, con tutto ciò che concerne il territorio sotto il profilo turistico?

Certamente diamo merito agli albergatori per l’ospitalità che viene offerta al turista, che poi riflette anche il carattere tipico dell’”abruzzesità” ed è così che la categoria, mostra il suo patrimonio genetico, proprio con la gentile ospitalità. Noi albergatori siamo avvantaggiati e il nostro ambiente non è affatto ostile. Già con questa caratteristica possiamo fare turismo. Poi gli operatori turistici rientrano nella fascia delle Pmi e sono aziende, la maggior parte di famiglia, che al contrario di tante industrie non possono delocalizzare per gestire al meglio i propri proventi. I nostri capitali sono qui, quindi dobbiamo continuare a resistere, a cavalcare questa contrazione economica, facendo e imponendoci sul mercato con tutto ciò che sappiamo fare. E lo sappiamo fare bene.

Dmc Hadriatica

La crisi ha portato inevitabilmente a fare una selezione?

La crisi ha portato a far valere e ad evidenziare il rapporto qualità-prezzo. Il nostro brand, il nostro prodotto è riuscito a mantenere le sue posizioni in un momento di contrazione economica perché il mercato si è fatto più attento e critico nella spesa. I nostri clienti sono famiglie che hanno fatto del prodotto turistico una necessità. Gravitare intorno alla sfera delle necessità significa che non si fa a meno della settimana di vacanza. Quindi ci siamo targettizati su questa fascia di clientela che chiaramente è attenta, oggi più che ieri, al rapporto qualità-prezzo. Ciò che si spende qui in una settimana, in altre parti si spende per tre giorni. Stiamo vendendo un prodotto alla portata del consumatore e a prova di crisi.

Com’è cambiato il turista?

Il turista è più attento perché la vacanza è diventata un investimento. Sono finiti i tempi delle vacche grasse per tutti e quando si tratta di tirare la cinghia, si iniziano a guardare “gli euri” e di conseguenza si analizza l’offerta in maniera più dettagliata. Sicuramente la grande svolta è stata la rete, la vera crescita nell’offerta è la rete. Infatti, oggi il cliente sa tutto di tutti soltanto con un clic, mentre prima, circa dieci anni fa, ancora telefonava per chiedere informazioni. L’aumento dell’uso della reta ha sicuramente elevato la competitività del prodotto turistico alberghiero e il prodotto teramano ha saputo governare l’innovazione e non subirla.

 Cosa manca agli imprenditori abruzzesi per fare un passo in più nel mercato internazionale?

All’imprenditore non manca nulla, ha dimostrato tanto, in tutto il territorio d’Abruzzo ed è riuscito a tenere il passo con l’innovazione, seppure con margini risicati o con alti indebitamenti. Le aziende hanno dimostrato di essere costanti, tenaci e di essere aggiornate. Se entriamo nel merito della realtà abruzzese e teramana, vantiamo strutture a norma, una reputazione nella rete degna dei migliori imprenditori che operano nelle grandi destinazioni e abbiamo messo in campo la nostra pelle perché crediamo in quello che facciamo.

Enogastronomia Abruzzo

Quali sono le categorie enogastronomiche che meglio descrivono le eccellenze d’Abruzzo?

Sicuramente i piatti della tradizione. L’Abruzzo vanta dei prodotti del settore agroalimentare ed enogastronomico esclusivi e che orbitano intorno ai principi delle eccellenze. L’unico problema è che sono prodotti di aziende che entrano nella fascia delle piccole e medie imprese e per farle conoscere a livello internazionale, con una certa risonanza, hanno la necessità di mettere in campo tante energie e tante risorse quindi da soli non possono emergere o spiccare in un mercato a prova di clic. Poi nello specifico, penso che le eccellenze d’Abruzzo possano essere descritte pensando alla chitarra teramana, alle mazzarelle, all’agnello cacio e ove e ancora il timballo, gli arrosticini e la pizza dolce. Il timballo è un piatto decisamente interessante perché la ricetta originale non prevedeva l’uso delle verdure, ma c’era l’uovo sodo, altri formaggi, oltre alla mozzarella che comunque era in minima parte e si serviva come fosse una torta. Veniva cotta nella pentola smaltata e una volta pronta si lasciava raffermare. Infine, veniva tagliata a spicchi e servita tipo una torta.

Che progetti ha la Dmc “Hadriatica” nel mercato del turismo enogastronomico?

La buona cucina rappresenta un valido motivo per venire a visitare la nostra Terra ed è obiettivo della Dmc “Hadriatica” farne il nostro cavallo di battaglia, la nostra testa d’ariete. Ci serve per andare ad agire su quelle sfere che targettizzano il nostro prodotto per mezzo delle tradizioni. In passato, la nostra storia, non è stata ben valorizzata, anzi ha avuto dei momenti di diminuzione di valore. La tradizione e le nostre origini devono essere messe in risalto perché è nel nostro passato che troveremo la chiave di volta per affrontare il nostro futuro.