I riti della Pasqua a Teramo

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I tempi cosiddetti “forti” della Chiesa, sono quei momenti dell’anno fondamentali per la cristianità tutta e sui quali si basa il vero significato del credere.

Essendo indissolubile il legame tra religione, popolo e territorio, neanche Teramo sfugge  alla celebrazione della Pasqua, pregna di tutti quei riti antichissimi fortemente sentiti e vissuti nel cuore della gente.

Giovedì Santo

La messa crismale della mattina

La mattina viene celebrata la Messa del Crisma presieduta dal Vescovo della Cattedrale. Durante questa celebrazione vengono consacrati gli oli santi: il crisma, l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi che verranno utilizzati durante l’anno liturgico per la celebrazione dei sacramenti del Battesimo, della Cresima e per l’unzione degli infermi.

La messa in cena domini della sera

triduo pasquale teramoE’, insieme alla Pasqua, la celebrazione più importante della Chiesa: è l’istituzione dell’Eucaristia, Gesù trasforma il Pane e il Vino in Corpo e Sangue di Cristo.

Durante la messa viene rinnovato il rito della Lavanda dei Piedi che fece Gesù ai suoi apostoli.

In ogni chiesa viene esposto il SS. Sacramento, gli altari sono addobbati con i paramenti più magnificenti per rendere Gloria al Figlio di Dio.

 

La visita notturna all’eucarestia (“I Sepolcri”)

Dopo la Messa in Cena Domini, si rientra in casa e si consuma velocemente il pasto serale. Quando è già buio, le famiglie escono e si recano presso le chiese cittadine: qui trovano il Tabernacolo con l’Eucaristia e ci si sofferma in preghiera. Le chiese rimarranno aperte tutta la notte. Questa visita è definita impropriamente “andare a fare i Sepolcri”: in realtà al Giovedì Santo Gesù è ancora vivo, ma questo modo di identificare il momento si ricollega direttamente ad un evento che si svolgerà tra pochissime ore, la Processione della Desolata.

Venerdì Santo

La processione antelucana: la Desolata

E’ il rito più sentito da tutta la popolazione teramana. E’ una processione antichissima, momento

Processione Desolata Teramo

(Credit foto: lamiasettimanasanta4b5.blogspot.it)

indissolubilmente legato all’identità cittadina. Risale al 1260 ed è unica in tutto l’Abruzzo. Storicamente, prende avvio dalla chiesa di Sant’Agostino (sede di una delle due antichissime Confraternite che organizzavano le processioni cittadine) e, attraversando la città, tocca le principali parrocchie fino a giungere al Santuario della Madonna delle Grazie, da dove torna indietro per sostare nella Cattedrale e rientrare nelle prime luci del giorno da dove era partita.

Purtroppo, a seguito delle lesioni riportate nel terremoto d’Abruzzo del 2009, la Chiesa di Sant’Agostino è tuttora inagibile. Da allora la statua della Madonna “Desolata” si trova presso la Cattedrale di Teramo dalla quale esce e presso la quale fa rientro.

E’ definita “antelucana” per via dell’orario di partenza, poiché muove prima dell’alba. Fin dalle tre del mattino, iniziano a girare per le vie cittadine delle persone che suonano le “troccole” (antichi strumenti di legno tipici del sud Italia) poiché le campane sono “legate”: annunciano l’imminente uscita della processione.

Alle quattro del mattino la statua de “La Desolata” inizia il suo doloroso cammino. E’ l’angoscioso peregrinare della Madonna che cerca il figlio condannato a morte entrando in ogni chiesa della città (ecco perché esse vengono impropriamente definite “Sepolcri” la sera del Giovedì Santo). La statua è portata a spalla dalle donne velate che, scortate dagli uomini della Confraternita, percorrono lentamente le strade buie e deserte, seguite da una folla immensa di fedeli con le fiaccole in mano. Canti antichissimi, solenni e struggenti risuonano nella notte tra le vie cittadine, intonati dal corteo che porta in processione la statua della Vergine col cuore  trafitto da un pugnale.

All’arrivo presso ogni chiesa, è la sola statua della Madonna che entra, mentre il popolo aspetta fuori. Sarà solo nell’ultima, la SS. Annunziata, che Maria troverà suo figlio disteso sul letto di morte.
E’ un rito molto partecipato, commovente e sentito che richiama gente da ogni parte dell’Abruzzo ed anche da fuori regione: persone di ogni età e ceto sociale seguono la pietosa ricerca della Madonna, incuranti del freddo, della stanchezza (la processione si scioglie alle 7 del mattino) e del sonno e delle forze che non potranno essere recuperate, perché tra qualche ora Gesù sarà morto e si uscirà di nuovo in processione per seguire la sua bara.

La processione della sera: il Cristo morto

La Processione del Cristo Morto si svolge nel tardo pomeriggio del Venerdì Santo, all’imbrunire, dopo la Celebrazione della Passione del Signore con il Bacio della Croce. Muove dalla Chiesa della SS. Annunziata (la cui Arciconfraternita la organizza e ne custodisce statue e simboli) e si snoda per le vie cittadine, seguendo un percorso ed un rituale che risalgono al Cinquecento.

Processione del cristo morto

(Credit foto: conoscere.abruzzoturismo.it)

E’ un evento di forte impatto emotivo: la drammaticità della morte di Cristo è rappresentata con i Trofei portati a spalla unicamente da eleganti donne in gramaglie con il volto coperto. L’onore che spetta a chi porta i simboli, anticamente era frutto del tramandarsi da madre in figlia ed era riservato a poche, solitamente donne non sposate ed apparentate con gli appartenenti all’Arciconfraternita. Oggi le motivazioni che spingono le donne ad affrontare una prova fisica ed emotiva così difficile, sono diverse: c’è chi lo fa fin da bambina, chi per un voto segreto celato nel suo cuore, chi per devozione, chi per chiedere una grazia. Quale che sia, è certo una forte intenzione di sacrificio.
La Processione del Cristo Morto è molto più imponente rispetto a quella de La Desolata, per il numero dei simboli, per la presenza delle Autorità Religiose e Civili e della Banda, per la lunghezza del percorso e per l’intenso lavoro di organizzazione e preparazione che richiede.

Apre la processione la nuda Croce con il sudario bianco, seguono lo Stendardo dell’Arciconfraternita della SS. Annunziata, la statua di San Michele che schiaccia il diavolo con la spada sguainata e la statua della Fede biancovestita che abbraccia la croce.
Si susseguono, l’uno dietro l’altro, i Trofei:

  • l’angelo con il calice, circondato da torce, lanterne e spade: è il simbolo della preghiera di Gesù nell’Orto del Getsemani ed del suo arresto
  • il gallo, la mano, il sacchetto dei trenta denari, l’albero con la corda: rappresenta il rinnegamento di Pietro ed il tradimento di Giuda concluso con il suo suicidio
  • l’aquila romana con la scritta SPQR, il fascio littorio, la spada e le lance: l’impero romano che arresta Gesù e ne esegue la crocifissione
  • la colonna con la fune: la flagellazione di Gesù
  • il lavabo, l’asciugamano e la brocca: sono gli oggetti riferiti a Ponzio Pilato che si sentì non responsabile della sorte di Gesù
  • la corona di spine, il manto rosso, la canna: è il riferimento al momento in cui Gesù viene schernito dai suoi aguzzini che lo presentano al Pretorio mettendogli addosso il drappo rosso, in testa la corona di spine e, percuotendolo con una canna lo sbeffeggiavano sprezzanti dicendogli “Salve, Re dei Giudei”.
  • gli angeli in ginocchio ai piedi della scala da cui pendono chiodi, martello e tenaglia: è il riferimento all’atto finale della Crocifissione
  • le pie donne: è un simbolo vivente rappresentato da giovanissime donne che procedono accanto alla Veronica, la fanciulla che reca in mano il panno raffigurante il volto morente di Cristo
  • il calvario con le tre croci: rappresenta il Golgota dove Gesù viene Crocifisso accanto ad altri due condannati
  • la tunica e i dadi: è il simbolo dei soldati che non vollero dividersi la preziosa tunica di Gesù, sulla quale tirarono a sorte
  • la spugna, la lancia, lo scudo, l’elmo e la spada: rappresenta il momento in cui il soldato romano porge a Gesù quasi morente la spugna imbevuta d’aceto

A seguire, c’è la monumentale Bara del Cristo Morto: è un letto funebre rivestito da un manto antichissimo nero intessuto d’oro, sulla sua sommità vi è la lettiga funebre con la statua di Gesù adagiato, coperta da un baldacchino circondato da angeli e da teli che ne velano il corpo. La Bara è portata a spalla dagli uomini, ma la grandezza del manto necessità l’ausilio Processione dell'Addoloratadelle donne che ne tengono tirati i lembi per consentire ai portantini di respirare.
Dietro la Bara di Cristo ci sono le Addoloratine, le bambine vestite come la Madonna, con gli spadini conficcati nel petto.
Chiude la Processione la statua della Madonna Addolorata portata dai Confratelli: posta su una base maestosa, vestita da un abito nero ricamato anch’esso d’oro, con il cuore d’argento infilzato da Sette Spade, la straziante drammaticità del Suo volto sembra darle vita. Osservare quello sguardo impietrito dal dolore, scuote il cuore di ciascuno: è quasi insostenibile.
Al rientro della Processione presso la SS. Annunziata, è proprio la Madonna l’ultima a far ritorno e lo fa entrando camminando all’indietro: il volto guarda sempre in direzione dei fedeli che ne salutano il rientro nella Sua Casa con un lunghissimo applauso.

Sabato Santo

Notte di veglia in onore del signore.

Sabato SantoLa Veglia della Notte Santa, definita da Sant’Agostino “La Madre di tutte le Veglie”, si tiene il Sabato Santo in ogni chiesa. Vengono celebrate la Liturgia della Luce con l’accensione del Cero Pasquale, la Liturgia della Parola con le sette letture dell’Antico Testamento che percorrono tutto il cammino del Popolo di Dio fino alla Resurrezione del Figlio, compimento del mistero di salvezza, la Liturgia Battesimale con il Rinnovo delle Promesse, la rinuncia al peccato e la Benedizione con l’acqua e la Liturgia Eucaristica con la partecipazione al Corpo e al Sangue del Signore.

Tradizione vuole che vengano benedette le uova sode e la Spianata, insieme alla piccola Pizzacola da donare ai bambini: saranno tutte consumate (insieme alle Mazzarelle) durante la colazione della mattina di Pasqua (“lu sdijune”).

Durante la celebrazione le campane vengono finalmente sciolte annunciando la Resurrezione.
E può finalmente esplodere la gioia.

I riti della Pasqua a Teramo
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