Se si pensa alla stupefacente varietà del territorio Abruzzese, non sorprende che la coltivazione delle piante di ulivo si estenda già dalla fascia costiera fino ad arrivare a quella pedemontana.

La struttura di questa incredibile pianta, il suo fitto fogliame variegato, la morbidezza dei suoi rami che scendono quasi a pioggia su quel tronco contorto, donano agli occhi di chi osserva la dolcezza di quei paesaggi di eterna bellezza che l’Abruzzo reca con sé. La storia dell’umanità è strettamente collegata all’ulivo, la sua coltivazione (tipica dell’area del Mediterraneo) e l’utilizzo del suo frutto, risalgono ad epoche antichissime. Oltre ad essere esteticamente delizioso, l’ulivo racchiude una simbologia sconfinata, è il segno della pace per definizione, evoca sacro e profano, Dei e Dio, religione e religiosità e tutti quei riti propiziatori che è possibile ancora oggi rintracciare in alcune vivissime tradizioni folcloristiche abruzzesi.

Già in epoca greca, gli atleti che  partecipavano Giochi Olimpici si ungevano il corpo con l’olio, ai vincitori  veniva cinto il capo con corone di rami d’ulivo intrecciati;  pianta simbolo della Dea Atena, per i Romani era segno identificativo delle persone illustri. Ma è nella religione Cattolica che questa pianta assume la totale sacralità che la lega all’Eterno:

  • Dopo il diluvio, una colomba reca a Noè un ramoscello d’ulivo: è il segno che le acque si stanno ritirando, del ritorno alla vita, è il segno che Dio si è riconciliato con gli uomini.
  • Gesù è detto “Il Cristo” ovvero “l’unto del Signore”, perché i Re venivano consacrati tramite l’unzione di oli.
  • La Domenica delle Palme, Gesù entra a Gerusalemme accolto tra rami d’ulivo che gli Ebrei associavano ad ideali di giustizia e sapienza; con tale simbolo il popolo ne riconosce la Regalità.
  • Prima della sua Passione, Gesù prega nell’orto degli Ulivi: la forma nodosa del tronco che si contorce, rappresenta il corpo del Figlio di Dio che si sottopone al dolore straziante del flagello per la salvezza dell’umanità.
  • L’olio misto a profumi (Crisma) è utilizzato dai Sacerdoti per l’amministrazione dei sacramenti e per i riti purificatori e di offerta.
  • Le Ceneri con cui viene cosparso il capo dei fedeli nel Mercoledì che da il via alla Quaresima, sono quelle dei rami d’ulivo bruciati.

In Abruzzo, l’olio ha da sempre avuto un largo impiego: dai riti scaccia-malocchio contro l’invidia (le cui formule segrete venivano tramandate solo la Notte della Vigilia di Natale), all’impiego per prevenire e curare le malattie mescolandolo con le piante officinali, dallo scambio tra gli sposi e le famiglie per rinsaldare i legami affettivi, dalla considerazione di future disgrazie se si rovesciava l’olio a terra perché era simbolo di ricchezza possederlo ed averne la scorta per l’inverno.

 

Ancora oggi, la raccolta delle olive è un importantissimo evento: oltre a produrre il sacro unguento, è anche un momento di aggregazione tra famiglie ed amici, è quasi una festa, è un rito da condividere.

L’abbacchiatura è eseguita quasi prevalentemente ancora a mano con il trasporto immediato dei frutti al frantoio per la molitura; è la garanzia per ottenere un prodotto di qualità altissima, con bassa acidità e che mantiene intatte le sue proprietà organolettiche.

Così come è variegato il territorio, diverse sono le qualità di olio che è possibile trovare in Abruzzo, regione che si fregia del riconoscimento di ben tre D.O.P.

 

–        DOP APRUTINO-PESCARESE

–        DOP COLLINE TEATINE

–        DOP PRETUZIANO-COLLINE TERAMANE

 

che rappresentano la garanzia di osservanza e regolamentazione delle leggi italiane e comunitarie, la tracciabilità del prodotto, il legame con il territorio per le particolari caratteristiche inimitabili e il rispetto dei metodi tradizionali di produzione e fabbricazione che ne preservano l’unicità.

 

Ogni frantoio abruzzese merita una visita: l’assaggio dell’olio sul pane fresco o sulla bruschetta calda è un momento che riporta un po’ al misticismo, assaporare il néttare di questa pianta preziosa è un’esperienza di gusto così incredibile, che è un peccato non farla.

 

E questo viaggio alla scoperta di sapori e meraviglie può essere percorso tramite un vero e proprio itinerario enogastronomico e turistico di due giorni, attraversando la cosiddetta “Via dell’Olio” della Provincia di Teramo che esplora i territori e le bellezze artistiche dell’entroterra Aprutino dei Comuni di: Arsita, Basciano, Bisenti, Canzano, Castellalto, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Cermignano, Montefino, Morro d’Oro, Notaresco, Penna Sant’Andrea.

 

E nel cuore della Val Vibrata, a ridosso della costa Teramana in direzione nord, merita certamente una visita l’Antico Frantoio Di Emidio a Sant’Omero, uno dei più antichi dell’Abruzzo che opera fin dal 1830 e dove sarà possibile effettuare una visita guidata alla scoperta delle antiche macchine, degli strumenti oleari e delle tecniche che, un tempo lontano, gente laboriosa con grande sacrificio e devozione utilizzava per ottenere il sacro olio (senza dimenticare, ovviamente, la possibilità di degustazione dei prodotti in loco).

Situato in una zona dell’Abruzzo tra le più suggestive, sarà possibile guardare il mare attraverso i rami d’ulivo, lasciandosi conquistare da un paesaggio che rapirà il cuore per sempre e gustando quel nettare che è tutto di Dio, un po’ degli Dei, moltissimo dell’Uomo.

L’ulivo e l’ olio: nettare di dio, nettare degli dei, nettare degli uomini
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